• Andrea Dallapina

Tutto passa, il resto va

Fine settimana all’insegna dei 20 gradi di massima e tempo soleggiato. Così le previsioni nell’Alto Piemonte. Il barometro del giovedì complice la prossima apertura dei dehors di bar e ristoranti pone invece un tema per alimentare un caffè tra amici. Il saggio è uno che si è arreso o che ha capito che è inutile combattere?


Per saggio intendo chi, ripetendo le parole dell’Ecclesiaste, ha appreso che tutto è vanità. La gloria, il potere, il piacere, nulla di tutto questo possiamo portarci nella tomba. E allora a che pro affannarsi e combattere per qualcosa, sapendo che ogni tempio è fatto di polvere e scomparirà sotto di essa?


Verrebbe da obiettare che proprio perché prima o poi tutto andrà in vacca (o finirà nel nulla, per essere più filosofici), proprio per questo occorre combattere per rendere migliore quel po’ di tempo (rispetto all’eternità) che ci è consentito di vivere.


Ma ecco che riascoltando un De Gregori d’annata, è arrivata la frase illuminante e dirimente: “Tutto passa, il resto va”. Una frase che fa a cazzotti con la logica aristotelica, che presuppone che oltre al tutto ci sia un resto. Ebbene sì, è vero: tutto passa, tutto è vanità, e ciò nonostante c’è qualcosa che resta.


Cos’è? Lo spirito. Che non è l’anima, non è il gin, non è un dio barbuto, ma è ciò che producono le comunità umane. Poi lo si può chiamare lo Spirito Santo della comunità dei credenti, la mano invisibile dell’economia, lo spettro del proletariato. Ma è questa cosa qua, che resta e va, anche quando siamo passati. È quel motore che fa la Storia e incide nelle vite di ognuno. Il vero saggio è quindi colui che sa che è inutile combattere se non si sa per quale spirito si gioca.

Voi l’avete trovato, vi ha trovato lui, siete ancora in cerca o state bene nascosti?


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