• Andrea Dallapina

Sempre quella

Fine settimana di prevalenza di bel tempo sull’Alto Piemonte. Il barometro del giovedì di fronte alle quotidiane ondate social di “shitstorm” (tempeste di m…) pensa che, fra le tante giornate internazionali sulla qualunque, non ne guasterebbe una sulla sospensione del giudizio.


Perché non provare a rinviare di 24 ore l’impellente urgenza di dare il nostro parere su episodi o frasi che non ci riguardano direttamente (a volte sarebbe utile anche su quelli che ci riguardano)?


Se il giorno successivo sentiremo ancora questa urgenza, via libera, altrimenti un po’ di fiato o di caratteri risparmiati. Il mio sospetto è che l’indomani scriveremmo o diremmo ben poche cose, perché i nostri giudizi sono spesso dei riflessi, il perpetuarsi di mantra, ossessivi spot nei quali desideriamo ribadire, come ricorderà chi ha i capelli bianchi, che la “morale è sempre quella”, perché in fondo a molti non interessa un cammino verso la verità, ma sceglierne una e ripeterla allo sfinimento come in una seduta ipnotica.


D’altronde, dovremmo ricordarci che non siamo figli delle stelle, con buona pace di Alan Sorrenti, ma i nostri antenati si spulciavano sul limitare della savana cercando di conquistare la posizione eretta per sfuggire alle tigri dai denti a sciabola. Perciò le “shitstorm”, le scarpe con le zeppe, i balletti su TikTok, il barometro del giovedì e ogni altro prodotto socio-culturale contemporaneo sono solo un danno collaterale dell’evoluzione.