• Andrea Dallapina

Quando non si fa nulla

Fine settimana all'insegna dell'instabilità meteo nell'Alto Piemonte.

In questi giorni per il barometro del giovedì mi è capitato invece di rileggere la frase sartriana: “Quando non si fa nulla, ci si crede responsabili di tutto” e subito ho capito il perché ognuno di noi si sente autorizzato a scrivere o dire la propria opinione sulla crisi in Medio Oriente o sull’argomento di attualità del giorno.

Si tratta un banale effetto della nostra impotenza.


Non facendo nulla per poter, non dico risolvere questioni storiche o epocali, ma almeno cercare di modificarle o trasformarle, portando il proprio secchio d’acqua per spegnere l’incendio, ci sentiamo responsabili delle sorti del mondo e pontifichiamo sul bisognerebbe fare, sapendo di non poterlo dare, e poi sui torti e sulle ragioni.


Ebbene, liberiamoci dai sensi di colpa.

Non facciamo niente per cambiare il mondo?

Amen, va bene, riconosciamolo e non sentiamoci responsabili di tutto.


Dopodiché?

Si può godersela infischiandosene di come vanno le cose oppure godersela essendo responsabili. Non di tutto, ma di ciò per cui non siamo impotenti.

Per esempio, della realtà con la quale siamo a contatto. Magari occupandocene non da soli, ma creando reti, relazioni, locali o globali che siano.

Allora sì, che la nostra opinione avrà un valore e non servirà solo ad avere l’impressione di essere responsabili di tutto, mentre lo siamo di niente.


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