• Andrea Dallapina

Liberi di tirare?

Previsti un sabato e una domenica all’insegna del sole e di massime sopra i 30 gradi nell’Alto Piemonte.


Il barometro del giovedì si pone invece questa domanda: scegliere chi tira un rigore o decidere se vaccinarsi o meno, tanto per citare due esempi freschi di cronaca, sono frutto del libero arbitrio umano o tutto era già scritto?


Un modello di pensiero importato da una visione scientifico-determinista, afferma che il libero arbitrio non esiste. E sostiene che tutto ciò avviene nell’universo, compresi i nostri pensieri ed azioni, è frutto di leggi fisiche e quindi inevitabili (secondo alcuni studi il nostro cervello prenderebbe le nostre decisioni prima che siano a noi coscienti).


Da una simile interpretazione deriverebbe, sul piano etico, il più completo fatalismo, la totale predestinazione: qualunque cosa decida di fare o mi accadrà era comunque scritto che così fosse. Un simile approccio genera anche la tentazione di sentirsi deresponsabilizzati.


Ecco, il punto fondamentalmente è questo. Non è importante sapere se se siamo liberi o meno di scegliere e fino a che punto (in ogni caso le nostre decisioni sono frutto anche di fattori sociali, culturali, economici, ecc.), non è utile sapere se il libero arbitrio sia un’invenzione o meno (anche perché ogni concetto è un’invenzione del linguaggio umano).


Quello sul quale occorre confrontarci è: ci serve ancora il libero arbitrio? E la risposta è sì, perché per vivere, noi umani, abbiamo bisogno di senso. Sentirsi responsabili delle proprie scelte ed azioni, può, a volte, essere percepito come un peso, ma è l’unico modo che abbiamo per dare un senso alla nostra esistenza.

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