• Andrea Dallapina

La quarta parete

Fine settimana e Ognissanti con meteo prevalentemente nuvoloso e piogge diffuse sull'Alto Piemonte.


Il barometro del giovedì è invece dedicato alla quarta parete. Quella che non esiste fisicamente in teatro, che ci permette di vedere la scena, ma che è come se ci fosse, poiché i protagonisti sul palcoscenico ignorano gli spettatori. In alcuni spettacoli viene abbattuta quando un personaggio si rivolge al pubblico.


Quest'ultimo, nel cinema e in alcune serie tv, è un espediente narrativo spesso utilizzato: il protagonista guarda in camera e dice cosa pensa veramente di una situazione. Però solo noi che guardiamo sentiamo cosa dice, mentre gli altri personaggi continuano a fare le proprie cose senza sentire le sue parole.


Solitamente le confessioni del protagonista al pubblico sono pensieri osceni, volgari o schiettamente sinceri, che un neuroscienziato eticherebbe come provenienti dall'ipotalamo (la pancia del cervello).


Si tratta di tutti quegli istinti ed emozioni che, se pronunciati a voce alta, farebbero cadere quella rete sociale di fiducia nella quale abitualmente viviamo. Insomma, non abbattere la quarta parete ha sempre avuto un valore importante (che si voglia chiamare ipocrisia o rispetto, poco importa).


Poi hanno inventato Twitter & Co., anche noi abbiamo scoperto di poter avere un'audience, e la quarta parete si è frantumata. Ci siamo però dimenticati che nel nostro caso, non ci ascolta solo il pubblico.