• Andrea Dallapina

Giornosofia 16 - I come Ignoranza

Siamo arrivati alla I come Ignoranza. Ignoranza intesa ovviamente come il non sapere. Per comprenderne il senso dobbiamo però partire dal sapere. ll sapere è una condizione quotidiana. Sappiamo che domani il sole sorgerà ancora e consultando un calendario possiamo anche sapere a che ora.


Esiste dunque un sapere di sapere, quando siamo convinti delle nostre conoscenze. Il sapere come certezza, come bussola per orientarci nelle nostre attività nel mondo. Se lascio cadere la tazza che ho in mano so che cadrà a terra. L’esperienza, suffragata dalle teorie fisiche sulla gravità, mi dicono che è e sarà così. Le cose che so le ho infatti apprese grazie alla mia esperienza o alla fiducia riposta nell’esperienza di altri.

Sarà però capitato che alcune cose che sapevamo sono state poi smentite da successive esperienze o discorsi. E allora, socraticamente, ci siamo messi nei panni di chi sa di non sapere la causa e cerca fonti, verifiche, conferme. Alla base del sapere tecnico-scientifico occidentale c’è questo dialogo tra chi dice di sapere di sapere e chi sostiene di sapere di non sapere. Tra certezza e sospensione del giudizio. Chi asserisce e chi chiede prove e dimostrazioni. È il processo dialettico incarnato nel discorso e nella nostra mentalità ormai da millenni.

Ma cosa succede quando non sappiamo? Anche in questo caso si danno due possibilità: il non sapere di non sapere e il non sapere di sapere.

Potremmo aspettarci che il non sapere di non sapere non sia oggetto delle pratiche umane. Per esempio non so di non sapere che qualcuno domani mi ucciderà o che un mio antenato era uno schiavo greco o che un mio amico sta tradendo la mia fiducia.


Se non conosco questi fatti, non mi pongo nemmeno l’idea di non saperli, non posso nemmeno agire di conseguenza. Il non sapere di non sapere è però una leva, che, dal pettegolezzo al complottismo, viene spesso utilizzata per incidere sui nostri comportamenti. “Tu non sai che … , ma invece dovresti porti delle domande. Possibile che non te lo sia mai chiesto?”.


Di fronte a simili sollecitazioni dovremmo limitarci a chiedere delle prove, ma la nostra mente appena inizia a pensare di non sapere di non sapere, si pone nell’ottica del sapere di non sapere. Cosa so realmente di cosa mi accadrà domani? Dei miei antenati? Del mio amico? Il non sapere di non sapere è il grande ignoto che rimuoviamo, ma che solleticato opportunamente si trasforma nel brodo di coltura di ogni sospetto, ansia o angoscia. E cioè: Perché non lo so? Qualcuno mi nasconde qualcosa? E così via.


Come è possibile evitarlo? Occupandoci dell’altro non sapere, il non sapere di sapere. La vera ignoranza è questa. Far finta o essere convinti (consciamente o inconsciamente, sarebbe da affrontare in separata sede) di non sapere alcune cose. Noi sappiamo che molti nostri comportamenti potrebbero avere delle conseguenze (sulle persone, noi stessi, l’ambiente) eppure agiamo come se non lo sapessimo.

La Giornosofia chiama a questa assunzione di responsabilità, non preoccupiamoci di ciò che non sappiamo, cerchiamo di concentrarci su ciò che sappiamo e che dimentichiamo. Se lo facciamo deliberatamente, assumiamocene la responsabilità, oppure cerchiamo di tenerne conto.


Quale esercizio filosofico di oggi vi propongo di scrivervi tre cose che non sapete di sapere, cioè che sapete ma che non tenete in considerazione: vi comportate come se non le sapeste. Tipo: so che al mio partner dà fastidio che … ma, nonostante ciò, …, oppure: so che è controproducente che reagisca così ... in ufficio, eppure, nonostante ciò, …, e così via.


Buona scrittura, vi aspetto alla H.

Il video di Giornosofia 16, più o meno le stesse cose dette alla videocamera.


Il podcast di Giornosofia 16 - I come Ignoranza lo trovate qui assieme agli altri.

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