• Andrea Dallapina

Babilonia e il bridge

Nell’Alto Piemonte sono previsti un sabato molto nuvoloso e una domenica soleggiata. Il barometro del giovedì vi chiede invece: avete mai visto una partita di bridge?


Se come me l’unica nozione di bridge che avete è quella dell’esistenza di una misteriosa carta con numeri degni di un codice cifrato che non sai mai dove mettere quando apri un mazzo di carte Dal Negro, immaginate di guardare delle persone che giocano a bridge.

Noi non capiamo la logica del gioco perché non conosciamo bene le regole, ma soprattutto non sappiamo le malizie e le strategie alle quali sono avvezzi i giocatori (come avviene nel poker con il bluff). Ci fideremmo a scommettere su una delle due coppie?

Ora, usciamo dalla metafora, guardando alla crisi politica italiana, non vi sembra di assistere a un gioco del quale non comprendete le regole non scritte? Ebbene, probabilmente si tratta di un raffinato (forse) gioco d’azzardo (perché in ogni gioco c’è una componente di caso), e la cosa magari ci divertirebbe anche se la posta sul piatto non fossero le nostre speranze (e ovviamente anche le nostre finanze).


La sensazione è di aver delegato delle persone a scommettere in un gioco in cui ci sono alcune regole, ma infinite varianti interpretative.

In uno dei suoi racconti più celebri, “La lotteria di Babilonia”, Borges descriveva una società nella quale le scelte erano basate sull’esito di continue estrazioni. Vien da pensare che forse non si tratti di un’allegoria, bensì della fotografia della nostra situazione politica, perché "in realtà, il numero dei sorteggi è infinito. Nessuna decisione è finale, tutte si ramificano in altre”.


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